Parte prima: Dal vaccino alle vacche

Posted on December 1, 2011

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Dicembre 2011. Alessandro Bontempi, Christoph Zoder, Nils Westerhaus e Adrien Vaindoit, convinti che la Terra sia sferica e non piatta, si lanciano alla scoperta delle Americhe non percorrendo il tragitto tradizionale verso ovest, ma verso est, ritrovandosi inaspettatamente nelle misteriose e imprevedibili Indie.

Ottobre. Il nostro ex coinquilino di un leggendario appartamento parigino e compagno di molteplici avventure in giro per il mondo (due), il teuto-ispanico Christoph Zoder, che chiameremo per comodità Chris o Zoder, durante una conversazione in chat si lascia sfuggire che insieme al suo coinquilino attuale Nils Westerhaus ha deciso di festeggiare degnamente la fine degli studi andando a rischiare la morte in India. Un mese intero, attraversandola da nord a sud in anfratti inesplorati dalle stesse tribù locali, con un itinerario prestabilito nei minimi particolari.

Intuendo, nel proseguire la conversazione, che io e il mai domo Alessandro Bontempi stavamo seriamente pensando di accodarci almeno per una porzione di viaggio, ecco che Zoder ci mette in guardia che attenzione ragazzi, c’è bisogno di alcune vaccinazioni, contro la rabbia ad esempio, malattia letale, in India è pieno di cani randagi, certo, siamo sopravvissuti alla Siria, ma l’India è mille volte peggio, non c’è solo la rabbia, c’è anche l’epatite A+B, pure il vaccino contro il tifo è sempre meglio farlo, il richiamo di polio e tetano non è male, poi ce ne sono tanti facoltativi ma consigliati, come quello contro l’encefalite giapponese, malattia mortale nell’85% dei casi, ma è difficile contrarla se non si viaggia su mezzi affollati, beh certo, noi viaggeremo su treni lordi e bus strapieni e sghangherati, però oh, il vaccino costa 75 euro, ve lo dico, non sapete cosa vi attende, sarà molto più dura che in Siria, ricordate la costipazione di Ale ad Hama? sarà niente in confronto alle torture a cui andremo incontro laggiù, sarà diarrea senza sosta, sono contentissimo che ci sarete anche voi!

Forte di questo incoraggiamento, la macchina organizzativa si mette in moto tra consolati, ambasciate e Asl fino al giorno in cui finalmente il meneghino Bontempi mi raggiunge nella capitale per partire assieme, saturi di virus infettivi depotenziati, alla volta di New Delhi. Passiamo la sera della vigilia nella mia dimora a sfogliare la pratica guida Lonely Planet, in particolare gli ampi capitoli dedicati alle insidie e ai pericoli dell’India.

Fino allo scalo a Istanbul il viaggio procede in maniera indolore. Dall’imbarco alla volta di New Delhi in poi, invece, la qualità della vita a cui siamo abituati comincia a calare progressivamente, a bordo dell’aereo tossiscono tutti in un concerto di catarri cronici e viscosi, la fila per il controllo passaporti è lunghissima e lentissima e per di più, essendo giunti in piena notte (fuso orario: +4,5) dobbiamo attendere tre ore per avere a disposizione il primo mezzo utile per raggiungere il nostro amico Zoder, in avanscoperta in India già da una settimana. Effettuiamo il cambio del denaro, 64 rupie per ogni euro, e posizioniamo i portafogli a contatto con il corpo, così come consigliato dalla guida.

L’obiettivo primario ora è cagare prima di lasciare l’aeroporto, essendo la prospettiva di reperire un bagno confortevole nei giorni a venire avvolta nelle fitte nebbie dell’ignoto.

Le strutture avveniristiche di aeroporto e metropolitana di New Delhi aumentano lo sconvolgimento che io e Alessandro proviamo quando risaliamo in superficie per incontrare Chris e Nils alla stazione centrale di Nuova Delhi. Di fronte a noi si para lo scenario della città brulicante alle 7 del mattino, con frotte di lavoratori, grandi e piccini, dal miserevole aspetto, che trasportano pile di mattoni o enormi sacchi chissà dove mentre, disseminati ovunque e spesso immobili al suolo come morti, giacciono innumerevoli appartenenti alla casta degli intoccabili spesso avvolti in bende come mummie, oltre a moltitudini di storpi, mutilati, cani macilenti (e rabbiosi) e, ammutoliti in un angolino, noi ricchi occidentali imbarazzati per la nostra fortuna.

A risuonare ossessivamente nell’aria, i suoni e i jingle di Windows 95, che chissà perché vengono utilizzati dalle ferrovie indiane per gli annunci in stazione. Rimaniamo così per un’ora, nell’attesa di essere tratti in salvo da Christoph il prima possibile. Siamo accerchiati da tassisti, cani (rabbiosi), curiosi, mendicanti e quant’altro, quando finalmente ci appare la salvifica visione che mai avevamo tanto desiderato: un tardivo Christoph Zoder reduce dalla sua prima settimana in India, già visibilmente dimagrito e con una tosse da tisico. Gli chiedo subito se non si sente bene e lui mi risponde di sì, ma che il suo stomaco “si sta comportando in modo bizzarro”. Io noto però con piacere che, nonostante siano ormai passati alcuni anni da quando parlavamo quotidianamente in francese, a una interrogativa in forma negativa Christoph Zoder è ancora capace di rispondere affermativamente “si” anziché “oui” come da manuale con stupefacente prontezza.
Sotto la sua ala protettrice andiamo ad acquistare i biglietti per il nostro prossimo spostamento con meta Rishikesh. Per farlo, dobbiamo immergerci in una calca inimmaginabile di persone tutte in fila per passare attraverso degli improbabili metal detector palesemente non funzionanti. A tutelare il caos, alcuni membri dell’esercito armati di mazze e kalashnikov, che incanalano come bestiame i loro connazionali creando al contempo del vuoto intorno a noi per garantirci un minimo di spazio vitale nell’attesa che la transazione per i biglietti vada a buon fine.

Possiamo quindi raggiungere il McDonald’s (vegetariano, in India una mucca è più facile trovarla in fila alla posta che nel piatto) dove ad attenderci c’è Nils Westerhaus, che con una battuta su un grumo di latte da elargire a un bambino povero si distingue per essere finalmente il primo amico simpatico di Zoder in quattro lunghi anni che lo conosco.
Consumata la colazione, è tempo di trovare il bus che ci recherà nella mitologica Rishikesh…

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